Intervista sul Venerdì di Repubblica – 23 aprile 2010

NICOLAI LILIN

La guerra di un cecchino come nessuno ve la racconta

Un soldato russo in Cecenia, incaricato di uccidere più nemici possibile. Storia orripilante di un mondo dove non ci esistono più ne’ pietà ne’ regole. Dopo il successo di “Educazione siberiana” un altro libro, “Caduta libera”. All’inferno.

[dall'inviato FIAMMETTA CUCURNIA]

Torino. La guerra di Nicolai Lilin è piena di paura e di ferocia. C’è così tanto odio, sangue e terrore, che non resta quasi più nulla di umano. Trent’anni appena compiuti, un’infanzia tra i superstiti degli urca siberiani, l’adolescenza all’ombra del conflitto nella Transnistria, Nicolai ha servito la patria russa nella guerra di Cecenia, cecchino della squadra dei sabotatori, che infiltrava le linee nemiche. Oggi porta al collo il crocifisso. In Italia lavora con i giovani, sta organizzando una biblioteca per una scuola difficile, che non ce l’ha. Ma in questo romanzo, Caduta libera, appena uscito per Einaudi, racconta senza pietà che cosa succede tra le montagne del Caucaso, e forse anche nelle guerre moderne che ogni giorno vediamo in tv, edulcorate. Lo inquadra attraverso il mirino del suo fucile da cecchino. Lo guarda con gli occhi delle truppe, giovani e ignoranti, e del capitano Nosov, reduce dall’Afghanistan, mentre combattono una guerra odiosa e straniera, senza eroismo, in un esercito dai vertici corrotti, infilzano i feriti alla baionetta e strappano la pelle al nemico morente. “A che cosa serve l’ipocrisia? Volevo condividere la mia esperienza. Il 99 per cento dei ragazzi che arrivano al fronte, non sanno a cosa vanno incontro. Non lo immaginano neanche. Prché i media, i giornalisti, trattano questo argomento in modo sbagliato. I film lo fanno diventare una cosa grottesca. In realtà la guerra è un mestiere cattivo, brutto e molto difficile. E’ sempre un rischio. E puoi essere bravo quanto ti pare ma quel che conta è la fortuna. La morte aleggia su di te ogni minuto. Non sai se verrà o quando, ma pensi solo a questo. Tutto è imprevedibile. Come diceva il diavolo, Voland, nel Maestro e Margherita di Bulgakov, il problema degli umani non è che sono mortali, è che sono mortali improvvisamente”.

Segue l’articolo completo con l’intervista di Fiammetta Cucurnia a Nicolai Lilin.

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