Nicolai Lilin è nato nel 1980 a Bender, in Transnistria. Nel 2003 si è trasferito in Italia. Nel 2009 pubblica per Einaudi “Educazione siberiana, il suo primo romanzo, scritto direttamente in italiano. Attualmente tradotto in 14 lingue e in via di distribuzione in 20 paesi, Educazione siberiana diventerà anche un film di Gabriele Salvatores prodotto [...]

Appuntamenti

martedì 7 settembre: EMERGENCY - FIRENZE
mercoledì 8 settembre: PALERMO
giovedì 9 settembre: SIRACUSA
venerdì 10 settembre: CATANIA
sabato 25 settembre: BERLINO
venerdì 29 ottobre: GIUGLIANO (NA)
venerdì 17 dicembre: FIRENZE

Nicolai Lilin presenta Caduta libera, Einaudi

interviene Walter Barberis

legge Franco Collimato
sulle note jazz di Marco Piccirillo, contrabbasso
e Gianni Denitto, sassofono
con l’accompagnamento delle immagini di Stefano Fusaro e Speranza Casillo

Torino
Venerdì 11 giugno 2010, ore 21
Il Circolo dei Lettori, via Bogino 9

La guerra cecena come specchio di ogni guerra contemporanea. Questo è il racconto di chi l’ha combattuta facendo il cecchino in un gruppo d’assalto.
Un libro che ti appare, prima, spietato e terribile, poi semplicemente vero. Perché ti mostra come l’uomo possa essere condotto oltre l’uomo, in un inferno molto terreno dove non esistono né il bene né il male.

Chi ha scritto queste pagine, raccontando ciò che ha vissuto, non è un cecchino. Ma ha fatto il cecchino per due anni di servizio militare in un gruppo d’assalto dell’esercito russo durante la Seconda campagna cecena. Non sempre si è ciò che si fa. L’uomo dovrebbe essere più di ciò che fa. Ma ciò che fai può essere così orribile da cambiare ciò che sei: un uomo.
La guerra che in queste pagine vedi – perché l’equipaggiamento simbolico di Lilin è soprattutto visivo, come quello della gran parte di noi – non ha orizzonti, né ideologie, né complesse visioni del mondo. Tutto è ravvicinato come attraverso il cannocchiale di un fucile di precisione. Ma è proprio tale assenza di prospettiva a rendere queste pagine terribili più grandi degli eventi che raccontano. Così, la guerra che vedi non è solo quella cecena, ma è la guerra come la si combatte oggi in ogni parte del mondo. Quella senza politica, senza dichiarazioni ufficiali, senza il teatro dei media. Ma con tutta la tecnologia disponibile. E ogni tecnologia – se togli l’uomo come accade in guerra, se togli non solo la pietà ma anche l’etica – si riduce a strumento bellico.
Il gruppo di sabotatori raccontato da Lilin con un aurorale talento di narratore non si trova su un fronte, ma nel caos dell’azione in prima linea o dietro le linee nemiche. Gli uomini sono per lo più arruolati contro la propria volontà e combattono per la propria sopravvivenza contro il nemico e contro i traffici del proprio Comando. Fra le case, nei cortili, sul fianco di una collina, nelle fogne o all’interno di una moschea.
I nemici sono semplicemente gli «arabi» – come vengono chiamati senza distinzioni e in un assurdo guazzabuglio «ceceni, musulmani, afghani, talebani, terroristi o combattenti di qualunque fede politica» – che bisogna annientare senza pietà ma soprattutto senza esitare, pena la vita. L’unica lealtà possibile è quella primitiva verso il compagno nel gruppo assediato dal mondo di fuori. Si uccide con armi ad alto potenziale o di precisione, ma anche con il pugnale o con una pistola appoggiata alla nuca. E il corpo del nemico fatto a pezzi diventa manichino. Ogni guerra, qualsiasi guerra se la vedi senza i filtri dei princìpi o delle ideologie, è come questa. Ed è così per le vittime come per i carnefici. Porta l’uomo oltre l’uomo, sì, al di là del bene e del male. Tutto il resto è letteratura.

giugno 2nd, 2010 EVENTI none Comments

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