Nicolai Lilin è nato nel 1980 a Bender, in Transnistria. Nel 2003 si è trasferito in Italia. Nel 2009 pubblica per Einaudi “Educazione siberiana, il suo primo romanzo, scritto direttamente in italiano. Attualmente tradotto in 14 lingue e in via di distribuzione in 20 paesi, Educazione siberiana diventerà anche un film di Gabriele Salvatores prodotto [...]

Appuntamenti

martedì 7 settembre: EMERGENCY - FIRENZE
mercoledì 8 settembre: PALERMO
giovedì 9 settembre: SIRACUSA
venerdì 10 settembre: CATANIA
sabato 25 settembre: BERLINO
venerdì 29 ottobre: GIUGLIANO (NA)
venerdì 17 dicembre: FIRENZE

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
Lunedì 7 giugno 2010

Ecco la guerra senza distinzione tra bene e male
A Foggia Nicolai Lilin ha presentato «Caduta Libera», storia dell’inferno ceceno

La guerra cecena come nessuno l’aveva mai raccontata: dall’interno,dal punto vista di chi l’ha sofferta giorno per giorno, infliggendo a sua volta sofferenze, prendendo la mira e sparando per uccidere.
E’ la guerra spietata del soldato Lilin, di Nicolai Lilin, alla seconda prova letteraria con «Caduta Libera» dopo lo straordinario successo di «Educazione siberiana», tradotto in diciasette lingue e prossimamente nelle sale cinematografiche con la trasposizione in un film affidato al regista Gabriele Salvatores.
Nicola Lilin è stato a Foggia ospite della fortunata rassegna «Libri attrazione interiore» organizzata dall’assessorato alla cultura della Provincia di Foggia e dalla Biblioteca provinciale di Foggia «La Magna Capitana» in collaborazione con il ministero della Giustizia (c’è una doppia presentazione, alla casa circondariale per i detenuti e alla sala narrativa della Biblioteca).
Un libro spietato ma avvincente quello di Nicolai Lilin, che racconta a sua volta una guerra spietata, senza prigionieri. Il lettore viene trascinato nell’inferno della Cecenia, dove il protagonista ed autore ha combattuto per due anni come soldato di leva, tiratore scelto in un reparto speciale di truppe d’assalto. Orrore e terrore, bombe e macelleria umana condotta senza testimoni scomodi, senza avere intorno giornalisti o telecamere.
Una lettura ipnotica e disturbante, nella spirale di una follia quotidiana fatta di paura, tensione e violenza. Un inferno cieco e brutale, nel quale i soldati di leva spediti tra le maglie irregolari di un fronte invisibile vivono ogni giorno in compagnia della morte, uccidendo per non essere uccisi.
«Succede che i sensi si trasformano, non senti più il frastuono intorno ma arrivi a percepire ogni singola minaccia: avevo addirittura la sensazione di scorgere la traiettoria delle pallottole, vedevo volare i proiettili», dice Lilin, che in guerra aveva il compito di proteggere il suo comandante, il capitano Nosov, veterano dell’Afghanistan, eliminando nemici dopo averli inquadrati nel mirino telescopico: il cecchino, in guerra, è l’unico che ha il “privile gio” di osservare con calma la vittima ignara, guardandola negli occhi prima di premere il grilletto.
Nicolai Lilin si è confrontato senza se e senza ma con il pubblico che ha partecipato alla presentazione del libro alla Biblioteca provinciale di Foggia. Il dibattito, condotto dai giornalisti Francesco Bellizzi e Filippo Santigliano, ha toccato vari temi, anche di «contesto» alla guerra in Cecenia, come il senso della vita in quei luoghi dimenticati, l’euforia occidentale che ha travolto il popolo russo, il caos delle coscienze, l’assenza di memoria, ma anche il valore dei sentimenti dentro e fuori la guerra, la morale e il rispetto del prossimo che svaniscono davanti all’istinto di sopravvivenza.
«Se il mio libro sembra inaccettabile dal punto di vista morale è perché non ho voluto addolcire, banalizzare o rendere grottesco quello che sento, ho sentito e sentirò fino alla morte», ha rimarcato Lilin rispondendo alle domande di una platea molto attenta e catturata da questo autore della Transnistria, di origine siberiana ed ora felicemente italiano.

giugno 9th, 2010 PRESS none Comments

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